Buongiorno,
mi chiamo Stefano Buzzi, sono nato nel 1965 ed ho realizzato questo sito su richiesta del CTU del Tribunale di Milano Dott. Basile.
Nel 1986 ho subito l'amputazione traumatica del terzo medio inferiore sinistro a seguito di un incidente in moto. 14 anni di processi e 3 gradi di giudizio hanno indicato il Servizio Sanitario Nazionale come fornitore delle 4 protesi a preventivo: due per camminare, una sanitaria (che serve non solo per farsi una doccia, ma anche ad avvicinarsi al bordo di una piscina senza rischiare l'osso del collo), ed una sportiva (che non serve ad andare alle Paraolimpiadi, ma semplicemente a tenersi in forma onde evitare quegli sbalzi di peso che costringerebbero a cambiare tutte le invasature).
Perchè 4 protesi?
La spiegazione sta nella strumentalità, ovvero nell'uso che se ne deve fare.
Il termine "protesi" è arbitrario quanto il termine "calzatura"; scarpe da tennis, mocassini, infradito, scarponcini lavorativi di sicurezza, da sci, pinne etc sono tutte "calzature" personalizzate in base alla destinazione d'uso. (un po' come tutte le cose di questo mondo insomma, dai coltelli ai vestiti, ai mezzi di trasporto che, considerati oggettivamente, portano a classificazioni generiche fini a sè stesse)
Stesso discorso per le protesi: oggi gli amputati vengono classificati in base al "K-Level" che parte da 0 e arriva a 4.
Più è alto il K-Level e maggiore è il numero delle cose che si riesce a fare in modo "diverso" rispetto a prima (di qui la definizione "diversamente abile").
Oggi più che mai una protesi è un terminale costruito su misura assemblando pezzi standard grazie alla manualità del tecnico ortopedico: non esiste una protesi che si prende da uno scaffale, si prova e si indossa.
Ogni protesi va personalizzata e montata su misura: ne esistono diverse in base all'utilizzo che se ne deve fare (scarpe e superfici differenti determinano l'impossibilità di indossare la protesi destinata ad altro scopo).
Le protesi di arto inferiore sono composte principalmente da tre parti:
1) UN PIATTO DI APPOGGIO SUPERIORE, ovvero l'invasatura dove si infila il moncone (parte rimanente della tibia, e del polpaccio), che però NON APPOGGIA in fondo, ma sui condilinei del femore, ovvero la testa del ginocchio all'altezza della rotula.
2) Un tratto intermedio che sostituisce la tibia e che può essere endoscheletrico oppure esoscheletrico (rimando questa spiegazione all'interno). Nel tratto endoscheletrico è oggi possibile montare un dispositivo di vuoto assistito (Harmony della Ottobock) che supplisce alle variazioni di moncone giornaliere. Il costo è contenuto e consente la deambulazione anche a pazienti amputati vascolari altrimenti bloccati su una sedia a rotelle.
3) UN PIATTO DI APPOGGIO INFERIORE, ovvero il piede protesico il cui angolo di appoggio al terreno è determinato dal tacco della calzatura indossata che ne obbliga la regolazione durante il fissaggio in sede di costruzione e assemblaggio dell'arto artificiale.
Nelle protesi endoscheletriche si indossa una estetica in gommapiuma, mentre quelle esoscheletriche vengono modellate dal tecnico ortopedico con risultati estetici davvero sorprendenti (negli anni '90 io andavo all'università indossando pantaloncini corti, calzettoni da basket e una fascia elastica sul ginocchio: l'unica domanda che mi veniva rivolta era se mi fossi fatto il menisco!)
Ma torniamo alla mia anamnesi medico legale: anche nel terzo grado di giudizio relativo al mio vecchio incidente del 1986, la Cassazione non ha avuto da ridire in merito alla mia richiesta di 4 protesi. Però il risarcimento assicurativo non mi è pervenuto in denaro, ma sotto forma di assistenza protesica fornita dal SSN, che opera in base ad un elenco di "pezzi di ricambio" meglio conosciuto come "Nomenclatore tariffario".
Questo (per il giudice) per un fondamentale motivo:
Se il risarcimento fosse stato in denaro, oggi chiederei solo l'integrazione economica rispetto a quanto erogato precedentemente e non la sostituzione integrale del mio diritto alla protesizzazione.
Questa la situazione fino all'ottobre 2003
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Purtroppo, proprio allora sono scivolato rovinosamente nell'androne condominiale, cadendo perpendicolarmente sul ginocchio e disintegrandomi la testa del femore con una frattura multipla sovracondilinea (ovvero esattamente nel punto di appoggio della gamba con la protesi).
Da allora due grandi lotte:
Se il moncone tibiale (parte dal ginocchio in giu lungo una spanna residuo dell’incidente del 1986) è rimasto fortunatamente intatto, il danno alla protesizzazione è risultato invece micidiale, dato che mi è impossibile continuare a utilizzare le vecchie protesi fornite dal SSN a causa della gravità delle fratture ossee su cui andrebbe ad appoggiare l'intero corpo.
Ho provato a camminare con i vecchi ausilii, ma l'articolazione mi si gonfia rendendo impossibile spostarmi se non con l'ausilio di stampelle o di una sedia a rotelle.
Non ho subito una nuova amputazione in carne ed ossa, ma di fatto e come esclusiva conseguenza della caduta nell'androne condominiale ho perso la possibilità di camminare con il tipo di protesi riconosciutemi come risarcimento financo nel terzo grado di Giudizio di Cassazione.
E' come se, al posto di una gamba mi avessero amputato le quattro protesi, dato che senza una tecnologia diversa da quella SSN utilizzata in precedenza, non camminerei più e sarei costretto su una sedia a rotelle perchè già adesso la gamba destra "sana" è stata sollecitata un po' troppo e non oso pensare a cosa mi potrebbe capitare in caso di infortunio muscolare.
Il problema che sta attorno a un risarcimento di questo tipo non è da poco; tocca infatti parecchi aspetti: medico legali, assicurativi, sociali ed economici.
Ecco quindi che, a seguito della richiesta del Dott. Basile mi è venuta l'idea di utilizzare un mezzo multimediale quale può essere questo sito internet, al fine di effettuare una panoramica nel mondo della protesizzazione moderna, al fine di spiegare la soluzione extra SSN che mi ha rimesso in piedi.
Una soluzione che i medici legali non possono conoscere a fondo, dato che in Italia per troppi anni si è ragionato sulla base del solo Nomenclatore Tariffario, ignorando tutte le soluzioni alternative, maggiormente coerenti con il recupero del soggetto amputato verso quella situazione di recupero tutelata dalla nostra Costituzione, e che permette di svolgere diversamente il vivere quotidiano.
Scopo di questo mio studio, frutto di oltre 25 anni di esperienza legale diretta e sperimentazione sul campo, è di fornire una consulenza esplicativa al fine di essere di aiuto a tutte le parti: dai pazienti agli avvocati, dai medici legali alle assicurazioni e ai giudici in primis, che sono chiamati a pronunciarsi su un argomento così delicato.
Oggetto di questo mio approfondimento sarà tutto quello che gravita attorno alla fornitura di una protesi transtibiale, ovvero (ripeto), al di sotto del ginocchio. Ma non solo.
Il concetto che sta alla base del risarcimento è lo stesso per qualsiasi tipo di protesi e prende il nome di "sinallagma funzionale tra incasso del premio assicurativo ed obbligo della controprestazione", ovviamente a meno che l'autore (o tutore) del danno sia irreperibile o insolvente.
Questo è quanto stabilisce il Prof Giusto Giusti nel suo Trattato di Medicina Legale e Scienze Affini in merito alla Responsabilità risarcitoria che grava sull'autore di un danno a terzi.
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Voglio ringraziare:
Buona lettura.
Stefano Buzzi